Francesca Vitale : per vincere è importante il gruppo

Per la nostra rubrica dedicata ai personaggi oggi abbiamo intervistato Francesca Vitale, capitano della squadra di calcio femminile Milan Ladies.

Come è nata la passione per il calcio, uno sport che in Italia è considerato esclusivamente maschile, rispetto ad altre discipline come la pallavolo il tennis o la pallanuoto?

Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone quando andavo a vedere le partite di calcio di mio fratello. Ero piccola e volevo sempre usare i suoi vecchi scarpini per giocare con la palla durante la sua partita. Con il calcio è stato amore fin da subito. Ho provato anche molte altre discipline ma nessuna mi ha mai appassionato così tanto.

Quando hai ricevuto la telefonata dove ti informavano della convocazione all’europeo in Repubblica della Macedonia, che emozioni hai provato?

Le convocazioni con la nazionale sono sempre il coronamento di un sogno. In Italia, le calciatrici fanno molti sacrifici per riuscire a giocare a calcio e la possibilità di indossare la maglia azzurra è sicuramente la conquista più grande in assoluto. Cantare l’inno Italiano prima di una partita è una sensazione molto difficile da descrivere, posso solo assicurare a chiunque che è un’emozione incredibile, che trasmette addosso una carica enorme.

Hai disputato il mondiale in Giappone, l’Italia è stata eliminata al termine del girone. Ti sei mai chiesta cosa mancava per poter andare avanti?

La partecipazione al Mondiale in Giappone è stato frutto di una lunga preparazione e crescita della squadra perché erano tanti anni che una nazionale italiana di calcio femminile non partecipava ad una competizione mondiale. Abbiamo lavorato molto sia singolarmente sia con la squadra per preparaci al meglio per quella competizione, consapevoli dell’importanza e del livello delle nostre avversarie. Purtroppo siamo state eliminate al girone contro delle nazionali professioniste e preparatissime. La loro esperienza nelle competizioni mondiali ha sicuramente inciso molto nei risultati finali. Siamo uscite dal mondiale con tanta esperienza in più e tanta voglia di migliorarci per cercare di colmare le differenze con le altre realtà mondiali.

In televisione il più delle volte si parla di moduli e non di giocatori, anche nel calcio femminile la tattica ha un ruolo fondamentale?

Si, la tattica ha un ruolo fondamentale anche nel calcio femminile ma ovviamente sono i giocatori che scendono in campo che devono essere molto attenti a muoversi nel modo corretto, sono gli interpreti del modulo a fare la differenza. Molte volte un cambio tattico può essere l’arma vincente di una partita.

Nel calcio femminile, a differenza di quello maschile, che calciatrici di 15/16 anni si trovino in prima squadra: tu sei stata convocata a 19 all’europeo. Cosa si prova ad arrivare a certi livelli cosi giovani?

Con il passare degli anni è più semplice vedere calciatrici molto giovani giocare già nelle prime squadre. Io personalmente ho avuto la fortuna di esordire nel campionato di Serie A all’età di 14 anni e non molto tempo dopo anche a partecipare a campionati europei ; dal mio punto di vista, ma ritengo che valga per tutte le calciatrici giovani, è una grande fortuna. In questo modo si ha la possibilità di abituarsi a giocare già nelle massime categorie, ad abituarsi a quel ritmo di gioco e ad allenarsi con compagne molto più grandi e con tanta esperienza dalle quali si può imparare molto. Ci vuole personalità e carattere ma è il modo migliore per crescere velocemente e migliorarsi.

Per leggere l’intervista completa puoi cliccare qui.

 

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